
Un talento generato dall’amore per le isole Orcadi
MACKAY BROWN NEL FLUSSO DELLA STORIA
di Oreste Paliotti
![]() ![]() Le isole Orcadi, dove il poeta e narratore George Mackay Brown visse virtualmente tutta la sua vita fino alla morte avvenuta nel 1996, sono più vicine a Oslo che a Londra. Le sue tradizioni e paesaggi possono apparire così strani al visitatore urbano come nessun altro luogo in Europa. Dalla rada nel porto di Stromness, Mackay Brown ha celebrato per più di quarant’anni la bellezza feconda delle isole cinte dal mare; e nei suoi romanzi, storie, poesie e opere teatrali ha utilizzato le leggende e ballate, molte delle quali provenienti dalle saghe norrene per esprimere modelli archetipici delle esperienze umane. Per lui, le Orcadi sono diventate un microcosmo di un mondo più ampio dal quale si è volutamente ritirato e, come i cantori che lo hanno preceduto nei secoli, ha distillato l’esperienza di questo popolo in una prosa meditativa e senza tempo di rara bellezza. Per tutta la vita questo autore si è ispirato alle sue isole native, cercando di ricrearne i suoni, le atmosfere, assieme ai pregi e alle debolezze dei suoi abitanti. E mai se ne è allontanato, se non per gli studi accademici a Edimburgo e qualche occasionale puntata in Inghilterra. Pur restando però legato a una terra lontana dai grandi dibattiti culturali e politici, è attualmente letto negli Stati Uniti come in Giappone, e tradotto in francese, tedesco, finnico, italiano, norvegese, svedese, polacco, ceco ed ebraico. George Mackay Brown nasce il 17 ottobre 1921, ultimo di sei figli, a Stromness sull’isola di Mainland, la maggiore dell’arcipelago. Finita la scuola e ancora incerto su cosa fare nella vita, comincia a provare l’angoscia esistenziale. A diciott’anni fumo e alcool minacciano seriamente un organismo già aggredito dalla tubercolosi. Sarà tuttavia proprio questa salute precaria, precludendogli una carriera professionale, a rivelare il suo talento. Nel 1951, infatti, una borsa di studio per frequentare il Newbattle Abbey College di Edimburgo gli apre la strada della letteratura. Ma già aveva iniziato a scrivere poesie ispirate dal mondo rurale e marittimo, come pure articoli e recensioni per un giornale locale. Sentirsi parte viva della comunità orcadiana attenua persino la sua paura di vivere. Malgrado l’aggravarsi del suo stato depressivo a causa di lutti familiari e periodi in sanatorio, si iscrive all’università di Edimburgo, città dove frequenta i poeti più celebri del tempo. Nel 1960 la laurea in Letteratura inglese. E due anni dopo la conversione dalla Chiesa presbiteriana al cattolicesimo, l’evento più significativo della sua vita privata e artistica. Se a causa della tubercolosi è costretto a rinunciare alla carriera di insegnante, ormai ha trovato uno scopo nella vita: cantare e narrare il mondo delle sue isole. Ha già pubblicato alcune raccolte di poesie e di racconti, quando dalla mitica casa editrice The Hogarth Press viene incoraggiato a misurarsi col romanzo. |
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